inviato Venerdi, 16 Settembre 2005 (9:56) da Anna
Fitness
STARE IN FORMA / COME SCEGLIERE L'ATTIVITA' FISICA
IMPUTATO FITNESS
Articolo tratto dal sito: http://www.espressonline.it - di Luca Carra

Distorsioni. Tendiniti. Menischi rotti. Patologie del cuore e delle ossa. Un pool medico spiega i danni da palestra. E come evitarli

Spalle, ginocchia e piedi sono le vittime. Il colpevole è il fitness a tutti costi. L'accusa è dell'Accademia dei chirurghi ortopedici statunitensi che annota preoccupata come nell'ultimo decennio distorsioni, tendiniti e menischi saltati sono cresciuti di un terzo per colpa, in buona misura della passione esagerata per jogging, ginnastiche aerobiche, discipline pseudorientali e quant'altro costituisce l'ossatura dell'ossessione per la forma fisica tipica dei cosiddetti baby boomers, ovvero della generazione nata tra il 1946 e il 1964. Tanto che gli americani hanno già battezzato il fenomeno boomerite, malattia responsabile anche di circa un milione di incidenti l'anno, tra ossa, cuore e muscoli, occorsi a sportivi dilettanti. Niente male per un'attività che viene propagandata in tutto il mondo come la grande risposta all'epidemia di obesità e infarti. Il fitness, anche secondo l'ultimo Piano sanitario nazionale italiano, curerà i mali del sedentarismo, ma chi ci curerà dal fitness? E quanto è alto il rischio di fare esercizio seguendo regole fasulle o addirittura controproducenti per la salute?

In palestra è difficile distinguere il consiglio basato su dati scientifici dal marketing e dall'improvvisazione.

Su questo la giornalista del New York Times Gina Kolata ha scritto il suo ultimo libro: The ultimate fitness: the quest for truth for exercise and health. Le ha provate tutte, la Kolata, passando dalle classi di aerobica di Jane Fonda allo step, fino allo spinning estremo, dove per 40 minuti, davanti a un esaltato in braghette, si pedala forsennatamente su una bici da camera simulando sprint e salite con pendenze da Everest. L'amore per la palestra non ha impedito alla Kolata di prendere a picconate i tanti miti che alimentano l'industria del fitness.

Chi si diverte a passare al vaglio delle prove scientifiche le affermazioni di allenatori e palestre è anche un gruppo di medici dell'Università di Oxford noto sotto il nome di Bandolier, che in italiano vuol dire cartucciera. E in effetti ogni do*****ento prodotto, che spazia dalla cardiologia all'oncologia ma che non disdegna i terreni più frivoli dell'alimentazione e dello sport, è una pallottola contro i luoghi comuni del salutismo.
Il primo mito, il più duro a morire, è che dopo un vigoroso esercizio fisico, si continuino a bruciare calorie anche a riposo. La gente si culla in questa credenza e gradualmente si convince che basta poco esercizio per fare andare a mille il metabolismo e perdere peso. Non è così, purtroppo: dimagrire è un compito arduo, che prevede un esercizio costante e intenso, diciamo un'ora per 4-5 giorni la settimana. "Un uomo di altezza e peso medio ha circa 28 chili di muscoli, che quotidianamente consumano circa il 22 per cento delle calorie utilizzate dal suo organismo, più o meno quante ne consumano in una giornata il suo cervello e il suo fegato," spiega il fisiologo dello sport Claude Bouchard: "Con il sollevamento pesi quest'uomo può guadagnare un paio di chili di muscoli, che gli fanno bruciare appena 24 calorie in più al giorno". Una miseria. è vero invece, come sottolinea il decano dei medici sportivi Enrico Arcelli, che il metabolismo basale resta più alto e continua a bruciare di più quando si compiono esercizi fisici molto prolungati nel tempo.
Illusoria è anche le credenza del cosiddetto spot reducing, per cui sarebbe possibile bruciare il grasso in certi punti (la pancia, le natiche), esercitando solo quei muscoli. La perdita del grasso, infatti, segue un ordine genetico e non viene influenzata dal tipo di esercizio che si compie. L'Accademia nazionale degli istituti di medicina statunitense ha portato la linea guida sull'esercizio fisico a cui tutti dovrebbero sottoporsi per non guadagnare peso da 30 a 60 minuti di camminata rapida al giorno. Non pochi. "Attività come il camminare fanno aumentano la resistenza, rinforzano il cuore, contrastano l'osteoporosi, abbassano la pressione e riducono il rischio di diabete", spiega Bandolier: "Ma per ottenere veri risultati in termini di fitness e dimagrimento bisogna impegnarsi in esercizi intensi da 20 a 60 minuti al giorno, da tre a cinque giorni la settimana".
Ma come si fa a calcolare il giusto grado di intensità dell'esercizio? Il metodo per stabilire la massima frequenza cardiaca, sui cui le palestre impostano i programmi individualizzati di cardiofitness, sembra infatti far acqua da tutte le parti. La formuletta, semplice e perciò fortunata, fu inventata negli anni Settanta e dice che bisogna sottrarre la propria età a 220. Un quarantenne dovrà quindi fare 220-40 e otterrà il limite invalicabile del suo ritmo cardiaco: 180. Vero questo, le attività aerobiche variano dal 50-60 per cento di questa soglia (il camminare) a un 80-90 per cento nell?esercizio più intenso.
Su questa formula è nata un'industria. Solo negli Stati Uniti aziende come la Polar Electro vendono 250 mila cardiofrequenzimetri all'anno per le palestre. Peccato che la formula sia tanto comoda quanto grossolana. Fritz Hagerman, fisiologo sportivo dell'Università dell'Ohio, fa l'esempio di un canoista olimpionico di vent'anni che sotto sforzo raggiungeva una frequenza cardiaca di 220, e un altro suo coetaneo della stessa squadra che aveva un battito di 160. "Alcuni hanno un cuore che pompa grandi quantità di sangue; altri hanno invece un cuore che arriva alle stesse performance, pompandone meno ma più rapidamente", spiega Hagerman: "Per stabilire il livello di fitness di una persona è molto più importante vedere quanto rapidamente decresce il battito una volta finito l'esercizio: il cuore di un atleta può frenare anche di 50 battiti in un minuto, mentre il cuore di una persona normale decelera di circa 20 battiti".
Questo parametro è così importante che in uno studio recente il cardiologo dell'Università di Cleveland Michael Lauer ha stabilito che, chi in un minuto perde meno di 12 battiti a esercizio appena concluso, presenta un rischio quadruplicato di morire di cuore nei sei anni successivi.
Tramontata la vecchia regola del 220-età se ne fa una nuova. "Oggi va per la maggiore la formula di Hirofumi Tanaka, secondo cui la massima frequenza cardiaca si ottiene sottraendo a 208 il 70 per cento della propria età", spiega Arcelli.
Difficile: in palestra ci si va per rilassarsi, non per fare di calcolo. E allora si segua la regola del parlare, proposta da Bandolier: fin che si riesce a chiacchierare si fa esercizio leggero, ma per dimagrire serve altro. "Comunque vale la pena di fidarsi anche del proprio istinto", continua Arcelli: "Durante l'esercizio la persona tende sempre a tenere costante l'intensità dello sforzo senza superare mai una certa soglia". E per sapere fin dove spingersi basta ricordarsi che non bisogna sentirsi troppo affaticati o addirittura star male dallo sforzo. Soffrire non serve.
Un'altra leggenda da palestra è che l'esercizio fisico metta di buon umore e dia euforia. La vulgata vuole che sia merito delle endorfine che, durante l'attività fisica, inondano il cervello. In realtà dagli studi compiuti sulle percezioni soggettive degli sportivi risulta che solo una parte di essi prova questo effetto euforizzante. "L'endorfina in più che si trova nel sangue di chi corre non è altro che una risposta dell'organismo allo stress della corsa", spiega il neurobiologo Solomon Snyder della Università Johns Hopkins. Piuttosto è la dopamina che durante l'attività sportiva viene rilasciata in gran quantità dal cervello, come peraltro avviene durante l'uso di droghe. L'euforia di cui parlano molti forzati della palestra e del jogging è il modo in cui si può manifestare la dipendenza innescata dall'esercizio fisico.
La performance atletica è solo questione di allenamento e forza di volontà. Se vuoi, puoi arrivare al massimo. Illusione. I risultati variano moltissimo in base ad alcuni geni che Claude Bouchard sta cercando di individuare grazie a una ricerca che confronta prestazioni e parametri fisiologici di 1.742 persone appartenenti a 100 famiglie bianche e 100 di colore. Bouchard analizza in particolare la risposta all'esercizio in termini di ossigeno usato durante lo sforzo. E la variabilità è altissima tra una famiglia e l'altra, mentre è molto contenuta tra i membri di una stessa famiglia: segno che la genetica può più dell'allenamento. Anche tra uomo e donna c'è una bella differenza. Per esempio, nel sollevamento pesi dove, per quanto si alleni, una donna non riuscirà mai a mettere su tanto muscolo quanto un uomo. Questa diseguaglianza di genere dovrebbe avvicinare le donne alle macchine che a tutt'oggi sono più frequentate dai maschi. Anche perche', contrariamente all'opinione corrente, i pesi possono essere davvero salutari. "Esercitare i muscoli", dice Bouchard, "consente un uso più efficiente dell'insulina e un maggior consumo di grassi. E con il procedere dell'età diventa fondamentale anche contro l'artrosi e la perdita muscolare legata all'invecchiamento".
Ultimo idolo: lo stretching. Sarà poi vero che prima di entrare nel pieno dell'esercizio bisogna fare riscaldamento e che alla fine bisogna stirare i muscoli? Qui le opinioni si dividono: secondo Stanley Salmons, fisiologo dell'apparato muscolare dell'Università di Liverpool, "ci sono esperimenti che dimostrerebbero come non c'è alcuna differenza tra il compiere un esercizio con o senza stretching". Di parere opposto è Arcelli, che peraltro ha portato la pratica dello stretching in Italia, introducendolo nell'allenamento calcistico verso la fine degli anni Settanta: "Con questa abitudine il numero degli infortuni muscolari e ai tendini è molto diminuito", racconta: "Lo stretching evita quei fastidiosi dolori che si sentono all'indomani di una lunga corsa. Probabilmente è vero che non serve farne tanto". E allora, mandiamolo assolto, lo stretching, per insufficienza di prove.
Cuore e batticuore Chi vuol perdere chili e scolpire il proprio corpo deve fare esercizi strenui, e impegnare il cuore a intensità crescenti. Ecco allora le quattro gradazioni di intensità, o zone, dell'esercizio fisico proposte da Bandolier. Per sapere in quali di queste zone ci si trova è necessario conoscere la propria frequenza cardiaca massima; una formula molto rozza, ma comoda per sapere a quanto può andare al massimo il proprio cuore è sottrarre a 220 la propria età. Se si hanno 40 anni: 220 - 40 = 180.
Prima zona, o del cuore sano. Nell'esercizio aerobico si raggiunge il 50-60 per cento del proprio battito cardiaco massimo. Zona consigliata ai principianti, a questo livello a bassa intensità si riesce comodamente a chiacchierare e non ci sono praticamente rischi di avere problemi al cuore. L'esercizio può consistere in una camminata svelta o in una corsettina o pedalata leggera. Con un esercizio di questo genere protratto nel tempo e frequente nella settimana si bruciano grassi, ma poche calorie.
Seconda zona, o del fitness. Qui l'esercizio porta al 60-70 per cento del ritmo cardiaco massimo. Chi inizia a fare ginnastica dopo una vita di sedentarismo può portarsi abbastanza rapidamente a questo livello dopo essere passato per esercizi più leggeri (prima zona). L'esercizio tipo è la corsa media o la camminata veloce. Ma anche il nuoto e il tennis amatoriale rientrano in questo livello. Esercizi protratti di questo tipo in poche settimane danno più resistenza respiratoria; il cuore si abitua a battere meno velocemente. Si bruciano più calorie.
Terza zona, o aerobica. Si va al 70-80 per cento del ritmo massimo. La corsa e il nuoto veloce sono i più indicati. Questo tipo di allenamento giova molto al cuore, che diventa capace di pompare sempre più sangue con meno battiti; cresce dunque l'ossigeno che va ai muscoli e che consente di bruciare più grassi e calorie. Si comincia a dimagrire, finalmente. Quarta zona, o anaerobica. Ci si esercita all'80-90 per cento della massima frequenza cardiaca. In realtà a far battere il cuore al 90 per cento delle sue capacità riescono a malapena gli atleti, e già l'85 per cento e un ritmo che pochi sanno tenere. Ma gli effetti in termini di fitness e rendimento sono notevoli. Si bruciano pochi grassi ma molte calorie, il cuore si abitua a battere con meno frequenza ma con più efficienza, mentre il fiato e in genere la resistenza diventano da gara. A ciascuno la sua disciplina
Yoga Garantisce elasticità a muscoli e giunture. Ma in agguato ci può essere la depressione Difesa I benefici sono molti, dall'aumento dell'elasticità dei muscoli al respiro alla correzione dei difetti posturale. Una ricerca del San Matteo di Pavia ha messo in luce anche la sua utilità per chi è affetto da scompenso cardiaco, in quanto abbassa la frequenza respiratoria. Ma lo yoga è noto anche per produrre benefici spirituali, dal rilassamento alla maggiore consapevolezza di se. Accusa Secondo Massimo Introvigne, esperto di nuove religioni, lo yoga, il Ki Gong e altre tecniche orientali, possono presentare rischi per il corpo e per lo spirito, se non ci si fa seguire da un maestro: "Si può cadere in depressione perche' non si ottengono i risultati sperati. Oppure slogarsi una spalla o indolenzirsi le ossa, anche se questi non sono esercizi fisicamente violenti, ma piuttosto movimenti a metà tra meditazione e ginnastica". Certe posizioni possono essere pericolose in gravidanza.
Bicicletta
Niente di meglio per avere gambe da competizione. Ma attenzione all'apparato genitale
Difesa è un formidabile strumento di fitness per gambe, fiato e cuore. Non è uno sport completo, ma è dolce, accessibile: in particolare abbassa la pressione arteriosa e rallenta il battito cardiaco. Le due ruote servono anche per sviluppare un maggior coordinamento sensomotorio. Nel giusto ambiente (Irlanda o Olanda, per esempio) è il massimo del relax.
Accusa Difficile negare che faccia genericamente bene. Peccato che sia fonte di innumerevoli fastidi e rischi. Piedi freddi, polpacci duri come il marmo, sedere arrossato, schiena dolorante e nuca contratta (dovendo sempre guardare in avanti), occhi irritati. E soprattutto, per chi va molto in bici, insensibilità ai genitali.
Jogging
Sembra una panacea. Ma non sempre lo è. A rischio cuore, polmoni e gambe Difesa è la quintessenza dello sport e del benessere. Migliora cuore e circolazione, previene diabete e ipertensione, rafforza i muscoli, aumenta la resistenza e l'elasticità, contrasta l'osteoporosi, ingenera buonumore e concilia il sonno, può far dimagrire.
Accusa Fa così bene che il suo inventore, Jim Fixx, è morto a 52 anni di arresto cardiaco mentre correva. è pur vero che era cardiopatico, ma non bisogna comunque sottovalutare i rischi di un esercizio non controllato. Che dire poi dei danni alle ginocchia e ai piedi, soprattutto se non si usano scarpe adatte? Infine, la maggior parte dei patiti del jogging vive in città, e secondo uno studio della Columbia University l'ozono che i corridori respirano a pieni polmoni, soprattutto d'estate, è causa di serie infiammazioni respiratorie. Aerobica
Bruciare calorie senza esercizio aerobico è impossibile. Toccherà farsene una ragione Difesa Inventata nel '68 da Kenneth Cooper, è la disciplina che potenzia la capacità individuale di ossigenazione. Fa bene ai muscoli, a fiato e cuore, che impara a pompare più sangue. Secondo quanto emerge dallo studio americano Women Health Initiative (che ha coinvolto 74 mila donne per sei anni), due ore e mezzo di aerobica a settimana riducono di un terzo i rischi di infarto e angina.
Accusa Saltare all'impazzata può provocare microtraumi alle articolazioni e alla colonna vertebrale. Per Stefano Aglieri, responsabile della riabilitazione cardiologica dell'Ospedale Humanitas, il nome della disciplina è sbagliato, in quanto "i gesti richiesti su ritmi musicali a volte forsennati chiamano in causa un metabolismo di tipo prevalentemente anaerobico. Non è rischiosa per le persone sane, ma non è adeguata e allenante per il sistema cardiovascolare poiche' lo stressa eccessivamente".
Stretching
Scioglie le contratture di una vita di lavoro in citta'. Anche se per alcuni è solo una moda

Difesa Serve eccome. è dimostrato il calo degli infortuni da quando è stato introdotto lo stretching. Utile soprattutto per prevenire le contratture muscolari e le tendiniti: nella corsa, per esempio per salvaguardare il tendine achilleo. Ogni bravo atleta lo esegue religiosamente. Bastano pochi minuti perche' faccia davvero effetto. Accusa è inutile. Non è dimostrato che finire un lungo esercizio fisico con lo stretching dia benefici di alcun genere. è il frutto di una moda americana, ma in realtà, come osserva Stansley Salmons (Università di Liverpool), non riesce a prevenire quei fastidiosi doloretti agli arti che affliggono gli sportivi dopo uno sforzo intenso e prolungato.
Step
Da scegliere per avere polpacci e muscoli scolpiti. A meno che non saltino le ginocchia Difesa Il saliscendi su pedane diverse vuole riprodurre artificialmente il salire le scale. Ha diversi gradi di intensità. Sviluppa la muscolatura di gambe e polpacci e stimola la frequenza cardiaca. Accusa Si presta a eccessi e può sollecitare troppo il ginocchio. Non è indicato a chi ha problemi alla circolazione venosa delle gambe e al cuore.